non sono il voto che prendo a scuola!

Spesso il bambino attribuisce la misura del proprio valore al voto che prende a scuola. Questo può avvenire per l'importanza data alla prestazione scolastica dal contesto sociale (confronto con i propri pari), scolastico ma soprattutto dall'ambiente familiare.

Andare a scuola è un percorso di crescita non solo cognitivo ma soprattutto pedagogico in cui è importante acquisire strumenti e competenze per sè stessi. Anche per sviluppare il senso critico, la collaborazione, il rispetto per sé e per gli altri, il senso di responsabilità e scoprire le attività di maggiore interesse e talento.

Racchiudere il bambino in un sistema di voto, senza tra l'altro spesso spiegare il perchè e /o cosa si può migliorare, finisce solo per mortificare il bambino, portandolo ad un disinteresse verso l'apprendimento e il fare scolastico.

Questo avviene soprattutto per i ragazzi DSA, per i quali, se non supportati, andare a scuola diviene maggiormente un obbligo insopportabile. Va considerato, inoltre, che il sistema di voto non è sempre un dato oggettivo basato su un punteggio standard, ma ovviamente filtrato dal personale parametro di giudizio della maestra. Per spiegarmi con un esempio, il voto 7 di un professore severo ed esigente è completamente diverso dallo stesso voto di un professore meno rigido che elargisce spesso voti alti.

Questa dinamica viene spesso sovraccaricata dalla pressione familiare, che, senza rendersene conto, con semplici messaggi, adotta una comunicazione depotenziante nei confronti del figlio. Ciò lo porta ad un apparire piuttosto che ad un'efficace comprensione, ad una velocità di riposta piuttosto che ad una riflessione, ad un apprendimento mnemonico effimero piuttosto che a una vera elaborazione critica. Tutto ciò nei bambini con difficoltà specifiche dell'apprendimento va ad appesantire inoltre il senso di inadeguatezza, incapacità e frustrazione.

Scritto da: Logopedista Claudia Palmieri

CLAUDIA PALMIERI
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