fare i compiti è una guerra, non so più cosa fare!
Quanti pomeriggi avete trascorso con vostro figlio/a all'insegna di arrabbiature e nervosismo in un circolo vizioso in cui entrambi ne uscite esausti? È una dinamica di cui mi parlano molti genitori, che non sanno più cosa inventarsi per far fare i compiti al proprio figlio, quando anche la solita seduzione o autorità non funzionano più.
Intanto diciamoci la verità: a chi piaceva fare i compiti? Non è mai stata una delle attività preferite da bambini, ma sicuramente preferirebbero anche loro andare scuola sentendosi dire bravo per aver fatto i compiti piuttosto che rimproverati/umiliati per non aver fatto ciò che è stato richiesto loro; per non parlare delle ore di disperazione passate a tavolino per qualcosa che avrebbe richiesto pochi minuti.
Questo potrebbe essere un campanello d'allarme che indica un disagio dinanzi la richiesta di svolgere determinate attività per la presenza di difficoltà relative agli apprendimenti e/o all'attenzione. Chi di noi si cimenta volentieri in qualcosa che gli risulta davvero complicato? Se notate che il bambino fa fatica a leggere, odia scrivere in corsivo, ha difficoltà nel calcolo o non riesce a stare seduto giocherallando con tutto ciò che è sul tavolo, rivolgersi ad un professionista può essere utile per uscire da questo circolo vizioso di frustrazione. Intanto sarebbe utile eliminare la classica frase "devi fare i compiti". Abbiamo mai chiesto loro a cosa servono? È normale che non piacciano, ma potrebbero trarne un vantaggio? Come si sentirebbero se il giorno dopo andassero a scuola senza nulla?
I bambini che hanno difficoltà e sono ostili a fare i compiti, sono i primi che vivono emotivamente una grande delusione vedendo che sono gli unici della classe a non aver portato a termine i compiti. Sarebbe funzionale che loro trovino la propria leva per farli senza promesse seduttive. Questo non può far altro che responsabilizzare il bambino.
strategie utili
Una buona strategia per far fronte alle difficoltà e ai tempi attentivi, può essere quella di intervallare lo studio ogni 20 minuti con attività ludiche, in modo che il bambino possa distrarsi e rientrare più concentrato sull'attività. Per i bambini che hanno difficoltà a comprendere la consegna autonomamente possiamo spiegare loro l'attività e lasciarlo da solo, rimanendo magari nei paraggi, a far altro, così che lui possa sperimentarsi autonomamente e chiedere aiuto qualora servisse. Lasciamoli anche sbagliare o andare a scuola senza compiti, se servisse ad assumersi le proprie responsabilità. Diciamogli che abbiamo fiducia in loro, che ce la possono fare e che siamo lì qualora servisse, ma non sostituiamoli, altrimenti non si fa altro che rafforzare il sistema di dipendenza, la disistima e la frustrazione.
È anche vero che oggi è sempre più difficile passare i pomeriggi con il proprio figlio per impegni lavorativi; cosa fare in questo caso? Torniamo al discorso dell'importanza di responsabilizzarlo/a; chiedere e spiegare loro a cosa servono i compiti, che vorrebbero fare da grandi? Qualsiasi cosa sia implicherà saper pensare, valutare, calcolare, criticare in modo autonomo.
È per loro, non perché "mamma" si arrabbia o la maestra scrive un brutto voto sul registro. Se parlassimo con i bambini in modo onesto, senza toni autoritari, ricordandoci di quello che vivevamo anche noi, senza imporre o far sentire loro la nostra delusione e/o volontà, otterremmo una comunicazione che non può far altro che responsabilizzare il bambino.
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